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La terapia gnatologica

Dopo aver fatto diagnosi e avere classificato all’interno dei disturbi cranio cervico-mandibolari il nostro paziente si apre il ventaglio delle terapie che possono essere messe in atto.

 La diagnosi può fare emergere diversi aspetti

  • Un disturbo che coinvolge solo la muscolatura (miosite)
  • La capsula dell’articolazione temporo-mandibolare detta ATM (capsulite infiammatoria oppure capsulite retrattile o una fibrosi della capsula)
  • I legamenti della ATM (sublussazione del disco articolare, iperlassità con lussazione anteriore del condilo)
  • Le varie componenti della ATM (lussazione riducibile del disco, lussazione non riducibile, lussazione cronica lussazione acuta)
  • Il disco articolare (perforazioni, delaminazioni aderenze al condilo mandibolare o all’eminenza dell’osso temporale)
  • Le ossa, cioè il condilo della mandibola e l’eminenza dell’osso temporale (artriti e artrosi)

Molte di queste strutture contemporaneamente.

È evidente che la terapia non può essere unica e francamente non capisco come essere trattata se non da uno specialista.

Essa si basa sulla costruzione e sull’utilizzo del bite (una placca di resina trasparente che sale a “scatto”sui denti e che il paziente può mettere e togliere).

È quindi una terapia reversibile che non altera o sposta i denti, che agisce sulle strutture prima menzionate per curarle e guarirle.

Esistono perciò diversi bite (bite di rilassamento muscolare, di riposizionamento articolare, di decompressione articolare, per aumentere la dimensione verticale prima di eseguire un trattamento di protesi, di stabilizzazione.

Viene eseguita la consegna del bite e a seguire poi una serie di appuntamenti in cui esso viene controllato, modificato, regolato, ecc.

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